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Nei quadri di Muti,
acrilici su tela, carta e cartoncino, i protagonisti sono la luce,
il colore il segno, il tutto in un approccio personalissimo con
l’arte che rende la sua pittura del tutto ottimista.
Una luce che esprime
forza positiva e che sa rendere brillante e stimolante anche la
misteriosa profondità del nero.
Il Messaggero,
16/01/2003
Alla Galleria Anselmi
l’Assessorato alla cultura della Provincia ha promosso la personale
di Evandro Muti, artista viterbese che esporrà fino al 31 gennaio.
E’ sempre difficile
cercare di capire e di spiegare l’astratto. Si è portati ad una
certa diffidenza soprattutto se l’astrattista non è un ricercatore
che attraversa l’astrattismo come percorso di esperienza evolutiva
rappresentandone la parte finale o il mezzo di raggiungere altre
mete artistiche.
Questo è il caso del
maestro Muti, che nella sua maturità arriva a produrre una sorte di
grafica fatta di libere geometrie che armoniosamente si dispongono
su fondi acrilici variegati come fossero grandi squame di
fantasiosi pesci o rettili, lembi di pelle al microscopio.
Muti giunge a questa
espressione passando attraverso esperienze recenti sulle geometrie
policrome di linee usate come pentagrammi con su “scritte” note
fatte di segni elementari e cerchi colorati.
È passato attraverso
la pittura figurativa con la quale sembra avere studiato i modi di
comporre le forme tipiche delle architetture.
A mano a mano si
distacca da queste forme assimilabili alla realtà per approdare ad
un astrattismo monocromo, ordinato e ritmato.
La raggiunta
padronanza di questa espressione lo porta alla ripetizione delle
ritmature rinchiudendole in una forma precisa e squadrata.
Una sorta di cornice
di finestra decorata è appunto l’ultima opera della mostra che si
presenta investita da una luce che produce tenui ombre.
La finestra si
affaccia su un cielo sereno, infinito, pervaso d’aria e di luce:
immagine metafisica emblematica di una ricerca prima informale ma
infine mirata ad una realtà appartenente al mondo esterno, eterno
ma comunque pervaso di ottimismo.
Giorgio Pulselli
(Il Messaggero) 2003
Siete degli operatori
visivi, dedicati alla comunicazione verso il più grande numero:
potete frammentare il vostro discorso fino alla singolarizzazione di
un certo momento e di un certo spazio.
Quest’opera d’arte
però non ha nessun valore al di là dell’inserimento organico nella
vostra visione,
nel vostro discorso:
le vostre strutture ambientali prendono le loro radici nelle zone le
più profonde delle vita moderna, nella mente obiettiva dell’uomo,
contraddittorio ma responsabile di oggi.
Paolo Romano (Il
Tempo), Viterbo 1977
Un segno nitido
coerente che manifesta la fantasia creativa dell’Artista. Collage,
grafica e pittura sono le espressioni della mostra ricca di
interessi conoscitivi. Una indagine profonda in un mondo
che fa parte della
nostra cultura e che appartiene alla società contemporanea. La
ricerca tonale nella
pittura, la sequenza
segnica nella grafica, gli accostamenti vitali nel collage, sono la
peculiare attrattiva di questa mostra che Muti ha composto con
accenti che affondano radici nella magia del colore e della
composizione.
Giovanni Semerano
(Il Messaggero), Viterbo 1977
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